giovedì 16 luglio 2015

Miele, sì o no? Cinque cose da sapere per scegliere - Valentina Ravizza

Perché i vegani non mangiano il miele? La risposta più immediata è che si tratta di un prodotto che deriva dallo sfruttamento delle api, soprattutto a causa degli stressanti metodi industriali che arrivano a causare la morte di questi animali. Ma la questione è più complessa e non sempre quello che si legge online è corretto. Per fare maggior chiarezza abbiamo fatto un fact-checking con Francesca Gobbo, giornalista e apicoltrice biologica cresciuta a pane e miele a Bressa di Campoformido, in provincia di Udine, dove la sua famiglia, titolare dell’azienda Miele Dal Cont (www.mieledalcont.it), alleva api dagli anni Settanta. E siamo partiti proprio dalle informazioni più diffuse sui vari forum e blog vegani.
È vero che nel processo di estrazione del miele molte api vengono uccise?
«Negli ultimi 15 anni si è assistito in tutto il mondo a un’ingente moria di api: non a causa delle tecniche usate dagli apicoltori, ma piuttosto per i cambiamenti climatici e gli agro farmaci. Fattori come le temperature molto più alte della media e le piogge improvvise hanno in alcuni casi inficiato completamente le fioriture (come quella dell’acacia nel maggio 2014), togliendo alle api il loro sostentamento. Inoltre l’uso di farmaci per proteggere le colture, penso per esempio ai neonicotinoidi utilizzati come concianti delle sementi di mais o irrorati sui meleti del Trentino, ha avvelenato moltissime api. Agli apicoltori non è rimasto che raccogliere i cadaveri delle api, congelarle e inviarle in laboratori (come quelli del Progetto BeeNet) per cercare di capire le cause della moria. C’è poi il caso dellosfruttamento delle api come insetti impollinatori, come avviene per esempio nei fragoleti o nelle distese di mandorli in California (guardatevi il documentario Un mondo in pericolo www.morethanhoneyfilm.com). Questo periodo di attività frenetica, durante il quale l’animale si nutre di un solo tipo di polline è fortemente stressante: è come se noi ci abbuffassimo solo di pasta per settimane. In questo caso però non ci sono favi dove le api possono tornare: il miele non c’entra, lo scopo per cui vengono utilizzate è solo aiutare l’impollinazione, poi vengono lasciate a morire nei campi».
È vero che gli apicoltori imbottiscono le api di farmaci per tenerle in vita?
«Come tutti gli animali anche le api possono ammalarsi, ma questo non significa che vengano tenute in cattive condizioni dagli apicoltori. Le patologie più comuni sono le virosi, paragonabili alle nostre influenze, e gli attacchi dell’acaro Varroa destructor, che fa nascere api deformi. In questi casi l’apicoltura tradizionale usa dei farmaci, come gli acaricidi nebulizzati, che però si depositano nella cera dell’alveare rischiando che dei residui contaminino il miele, mentre quella biologica sceglie dei trattamenti “meccanici”: si eliminano le uova e le larve malate, in alcuni casi siamo costretti a sacrificare l’intera famiglia».

È vero che alle api viene sottratto tutto il miele e vengono nutrite con sciroppo di zucchero?
«A livello industriale e in alcune apicolture artigianali sì: una famiglia di api consumerebbe circa 150 kg l’anno del proprio miele, molti apicoltori, soprattutto in inverno quando le scorte si assottigliano, lo sostituiscono con zucchero bianco candito o sciroppo di zucchero di canna, ma questa alimentazione indebolisce gli animali. Non tutti gli apicoltori però si comportano così: noi per esempio scegliamo di lasciare alle nostre api abbastanza scorte di miele per nutrirsi tutto l’inverno, questo le rende più sane e forti e ci ha permesso addirittura di raddoppiare la produzione. Per me le api sono prima di tutto degli esseri viventi, che vanno trattati con coscienza e con rispetto: la cosa più importante è il loro benessere, e se questo non è anti-economico ma anzi aiuta l’azienda tanto meglio, c’è chi invece ragiona sulla stagione e preferisce vedere i soldi subito, anche se significa ricomprare nuove famiglie di api in primavera perché le proprie non hanno superato l’inverno».
È vero che a livello industriale le api regina vengono selezionate dall’uomo e fecondate meccanicamente?
«Si tratta di una pratica poco comune anche a livello industriale, legata alla selezione genetica della razza. Ma gli apicoltori artigianali, che in Italia sono la maggioranza, lasciano che la fecondazione avvenga in modo naturale e che l’ape regina (che vive fino a cinque anni) venga naturalmente sostituita, alla morte, da un’altra di quelle allevate dall’alveare all’interno delle celle reali».
Come posso essere sicuro di acquistare miele prodotto in modo etico?
«Sconsiglio di comprarlo al supermercato, dove spesso si trovano mieli non italiani (o in cui il miele italiano è miscelato con quello proveniente da altri Paesi) e termotrattati per restare sempre liquidi, con la conseguente distruzione di enzimi che li rende praticamente degli sciroppi di zucchero. L’acquisto ai mercatini di prodotti artigianali è un buon compromesso, ma la cosa migliore è sempre rivolgersi direttamente all’apicoltore: basta guardarsi attorno o fare una ricerca su internet per scoprire che, senza andare troppo lontano, ce ne sono anche appena fuori dalle città. In questo modo potrete vedere con i vostri occhi come vengono trattate le api e fare tutte le domande per essere davvero consumatori consapevoli».

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