mercoledì 20 maggio 2015

Al cospetto del dio Petrolio – Gruppo d’Intervento Giuridico

“Un’altissima lingua di fuoco, notte e giorno, secondo la legge del ciclo continuo del petrolio, illumina le antiche tanche: è la Fiaccola, la lunghissima torcia che brucia tutti i gas di scarico della Raffineria e li scaglia, simile ad un drago vampante fiamme, contro l’azzurra indifferenza del mare e del cielo.
Il petrolio grezzo esce dal ventre delle navi petroliere, nero e giallo come l’occhio della vipera, scorre freddo dentro i tubi, va a scaldarsi le vene nei forni di distillazione, entra in orgasmo nei talami a serpentina, si accoppia come una bestia immonda dai mille sessi dentro le torri di frazionamento e, infine, partorisce migliaia di figli: benzina, vaselina, glicerina, paraffina, metano, butano, esano, ottano, etilene, acetilene, propilene, polisti-rene, alchilati, nitrati, clorati, solfonati, eccetera, eccetera, eccetera …
Gli operai di Sarrok non hanno più bisogno di Dio. Se c’è buio, Lui, il Petrolio, fa luce. Se c’è freddo, Lui, il Petrolio, aziona i termosifoni. Se c’è caldo, Lui avvia i condizionatori d’aria. Se l’acqua non viene dal cielo, Lui la cava fuori dal mare col dissalatore … il Petrolio, col suo ciclo continuo, non permette nemmeno di santificare le feste, non permette che s’interrompa il lavoro neppure la Domenica, giorno del Signore, neppure a Natale, neppure a Pasqua. Il vero, unico, Dio, a Sarrok, è Lui, il Petrolio. Non c’è altro Dio all’infuori di Lui.” (Francesco Masala, Il parroco di Arasolè [Il dio Petrolio], Ed. Il Maestrale, 2001).


 “Nell’ultima settimana la puzza di gas è diventata insopportabile: ogni sera dopo le 21 in paese l’aria si fa pesante … Nell’incontro con il Comune siamo giunti alla conclusione che occorre convocare al più presto un tavolo di confronto con i tecnici della raffineria per trovare una soluzione a questo problema … Mi chiedo cosa accadrà quando arriverà l’estate, ci auguriamo le persone non siano costrette a tenere ben chiuse le finestre per impedire alla puzza di entrare in casa. Non stiamo cercando lo scontro con la Saras, ma un dialogo proficuo per trovare soluzioni a questo disagio … “ (Teresa Perra, presidente dell’associazione Aria Noa di Sarroch).


“Le centraline di rilevamento non hanno registrato un aumento delle sostanze inquinanti, tuttavia chiediamo alla Saras una gestione più accurata degli impianti, delle vasche e dei serbatoi. Nel corso della prossima riunione della Commissione ambiente discuteremo con i tecnici Saras di queste criticità e della necessità di avere una migliore sicurezza”. (Salvatore Mattana, sindaco di Sarroch).


A Sarroch, nel 2012, gli impianti Saras s.p.a. hanno emesso  5.930.000 tonnellate di anidride carbonica (CO2) nell’aria, insieme a 8,19 tonnellate di benzene, 3.790 tonnellate di anidride solforosa (SO2), 2.430 tonnellate di diossido di azoto (NO2) e tante altre amene sostanze (dati Registro europeo delle emissioniEuropean Pollutant Release and Transfer Register, E-PRTR).
A Sarroch vi sono alterazioni danni al d.n.a. infantile e abnormi casi di leucemia (+ 30% rispetto alla media della Sardegna). E un diffuso, religioso, silenzio in proposito.
Quando il dio Petrolio si altera, gli operai di Sarrok accorrono dal sacerdote-sciamano perché interceda al cospetto del dio.
Quanta ragione aveva Francesco Masala…..

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

P.S.    Noi non siamo stati, non siamo e non saremo mai silenziosi.    Abbiamo in proposito coinvolto (23 febbraio 2013) tutte le amministrazioni pubbliche competenti, interessando contemporaneamente la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari. E continuiamo, con i mezzi a disposizione a fare informazione. Forse, prima o poi, vedranno il dio Petrolio per quel che è, nudo.




da L’Unione Sarda19 maggio 2015
A Sarroch l’aria è irrespirabile. (Ivan Murgana)
I disagi maggiori si registrano durante la notte: è allora che la puzza di gas proveniente dalla raffineria rende l’aria irrespirabile e costringe i cittadini a tenere ben chiuse le finestre. La triste situazione a Sarroch va avanti da una settimana, ma negli ultimi mesi le volte in cui l’aria è diventata nauseabonda non si contano neppure.
INCONVENIENTI. A patire le conseguenze sono soprattutto i residenti della zona più bassa del paese, dove sono molti i cittadini che da giorni lamentano un odore nauseabondo. Per affrontare la questione ieri mattina i vertici dell’associazione ambientale Aria Noa si sono recati in Municipio dove hanno incontrato il sindaco e l’assessore all’Ambiente. Un incontro dove sono emerse tutte le criticità registrate negli ultimi mesi. Il sindaco, Salvatore Mattana, nei giorni scorsi ha inviato alla Saras una nota di contestazione con la richiesta di effettuare tutte le verifiche per giungere alla radice del problema.
IL SINDACO. «Le centraline di rilevamento non hanno registrato un aumento delle sostanze inquinanti, tuttavia chiediamo alla Saras una gestione più accurata degli impianti, delle vasche e dei serbatoi», dice Mattana. «Nel corso della prossima riunione della Commissione ambiente discuteremo con i tecnici Saras di queste criticità e della necessità di avere una migliore sicurezza». L’assessore all’Ambiente, Manuela Melis, ieri ha effettuato dei sopralluoghi in varie zone del paese per controllare la qualità dell’aria. La situazione, rispetto ai miasmi dei giorni scorsi, sembrerebbe tornata alla normalità. «Torce, serbatoi, vasche e impianti: diciamo che all’interno della raffineria i problemi riguardano diversi aspetti delle procedure gestionali della raffineria – dice Melis – , è evidente che occorrano dei cambiamenti per non andare più incontro a situazioni come quelle verificatesi nell’ultima settimana. I cittadini ci hanno segnalato problemi analoghi alla fine dello scorso anno e all’inizio di questo: vogliamo che si trovi una soluzione duratura». I vertici dell’azienda dei Moratti a breve parteciperanno a un incontro dove verranno comunicati i dati ambientali relativi all’ultimo anno: nell’occasione si affronteranno anche i disagi emersi negli ultimi mesi.
LA SITUAZIONE. Parlare di ambiente a Sarroch non è mai stato facile: la posizione di chi chiede una maggiore rispetto dell’ambiente e più attenzione nei confronti della salute dei cittadini, troppo spesso si è contrapposta a quella di chi rivendica il diritto al lavoro. Come se le due battaglie non avessero una matrice comune, il benessere di chi vive all’ombra delle ciminiere da cinquant’anni. «Vent’anni fa parlare di rispetto dell’ambiente era impensabile», racconta Gabriella Orrù, consigliere comunale di minoranza, «oggi sempre più persone sono convinte del fatto che pretendere un abbattimento delle emissioni non significa volere la chiusura della raffineria. I cittadini dovrebbero combattere al fianco delle istituzioni: solo così la situazione generale dell’ambiente a Sarroch potrà cambiare».
CENTRALINE. La Sarlux, in una nota, ha ricostruito l’accaduto. «Appena ricevuta la sollecitazione da parte dell’amministrazione, abbiamo inviato sul campo tecnici con appositi strumenti per verificare eventuali anomalie, alla presenza di un rappresentante del Comune. Tali misuratori, sistemati nei punti da lui segnalati, non hanno fatto emergere alcuna alterazione della qualità dell’aria. Prima ancora, si è proceduto ad un immediato controllo interno sugli impianti, ma non sono stati trovati riscontri oggettivi, come confermato dalla rete di centraline Arpas che registra valori entro la norma. Tuttavia, la direzione dell’impianto ha attivato una task force per monitorare il fenomeno, di cui renderà conto al Comune».



L’ultima volta accadde a dicembre.
Così irrespirabile da obbligare le persone a fare compere coprendosi la bocca con una sciarpa e a tornare a casa il più in fretta possibile. Era un mercoledì di dicembre, l’ultima volta che a Sarroch si è dovuto fare i conti con i miasmi provenienti dallo stabilimento della Saras. Emissioni tanto forti da far lacrimare gli occhi alle persone, costringendone alcune, colpite da nausea, mal di testa e mal di gola a ricorrere alle cure di un medico. L’aria, ammorbata da una puzza insopportabile di gasolio, aveva raggiunto l’intera parte bassa del paese. Era giorno di mercato a Sarroch, e nella piazza di via Al Mare, dove i serbatoi della Saras sono così vicini quasi da poterli toccare, per i proprietari delle bancarelle di frutta e verdura, quanto per i loro clienti, l’aria era stata irrespirabile per buona parte della mattina. Proprio come accaduto in questi giorni, anche allora le centraline di rilevamento delle emissioni inquinanti non avevano registrato aumenti significativi dei valori. Per la Sarlux l’odore percepito era stato provocato dalla movimentazione di prodotto da un impianto a un serbatoio, che aveva causato emissioni volatili di olio combustibile, ma nessuno sversamento di idrocarburi. A complicare le cose ci aveva pensato il vento di maestrale, che si sa, quando soffia da queste parti non porta mai nulla di buono. Un pensiero, nelle menti degli abitanti di Sarroch, che è ormai un timore ormai atavico e che periodicamente si ripropone.

L’associazione in Municipio L’appello di Aria Noa «Nessuna polemica ma ora si cambi».
«Nell’ultima settimana la puzza di gas è diventata insopportabile: ogni sera dopo le 21 in paese l’aria si fa pesante. È evidente che all’interno dello stabilimento della Saras qualcosa non sta andando per il verso giusto». Teresa Perra, presidente dell’associazione ambientale Aria Noa, punta il dito sui disagi che patiscono gli abitanti di Sarroch. Ieri mattina ha partecipato a un incontro in Municipio per fare da portavoce ai cittadini stanchi di questa cappa maleodorante. «Nell’incontro con il Comune siamo giunti alla conclusione che occorre convocare al più presto un tavolo di confronto con i tecnici della raffineria per trovare una soluzione a questo problema – spiega -: non si può pensare di poter andare avanti sopportando questi disagi». Le esalazioni maleodoranti provenienti dallo stabilimento della Saras, complici anche le alte temperature fuori stagione dei giorni scorsi, hanno acuito i disagi patiti dai cittadini. «Mi chiedo cosa accadrà quando arriverà l’estate – dice Perra -, ci auguriamo le persone non siano costrette a tenere ben chiuse le finestre per impedire alla puzza di entrare in casa. Non stiamo cercando lo scontro con la Saras, ma un dialogo proficuo per trovare soluzioni a questo disagio: siamo convinti che i problemi di carattere ambientale e di salute dei cittadini si possano risolvere prevenendo i disservizi all’interno dello stabilimento». (i. m.)


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